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Home Edizione 2008 sezione narrativa_2° classificato: Eroi e Peccatori
sezione narrativa_2° classificato: Eroi e Peccatori

di Oriana Costanzi

Magro, biondo, il viso dall’ovale allungato ed un naso curioso, un piede sopra l’altra gamba, teneva tra le mani una sigaretta. Io non parlavo inglese. Ciò nonostante ci comprendemmo subito e la cosa non mi sorprese.

Le roulotte una accanto all’altra, macerie e distruzione. Dove eravamo? Nel cratere dell’Irpinia, terremoto 1980. Donne vestite di nero tagliavano il cielo. Venivo dal mio caldo ufficio circa mille chilometri più su e parlavo l’italiano che si parla al nord. Cinquantacinque chili di giovane donna biondo-castana: occhi azzurri e capelli corti (per evitare i pidocchi), un cappellino di lana per proteggermi dal destino. Chiesi dov’erano i bagni. Mi ci infilai alla svelta e vi trovai una bionda intenta a risciacquarsi le ascelle ed anche i denti. Non sembrava triste né scoraggiata, anzi mi ricordava una campeggiatrice: una graziosa busta a fiori conteneva quel che serve alla toilette. Accanto l’asciugamano di fresca donazione. Mi dissero che era Rom, nata in questo sperduto luogo. “Ma scusa, se è una zingara perché non se ne va?”. Mi risposero i locali. Loro vivono qua da quasi cinquant’anni anche se con gli italiani non si sono mischiati. L’inglese ed un gruppo di francesi, tra cui un pestifero nanetto, cercavano di parlare intorno a un fuoco acceso in compagnia del vino. Mi pareva di saperlo: poco dopo finì in lite. Offese tipo “merd” scoppiarono come micce accese. Sopraggiunse anche un cileno che parlava in mantovano: mi sono sentita a casa. Ricordando un esule dei tempi di Pinochet che avevo conosciuto allora provai simpatia.

E la gente del posto? Non mi crederete, eravamo là per loro ma, in verità, non ci conoscevamo affatto. I volontari-occupanti facevano per sé.

“Mi raccomando, per i locali massimo rispetto”. Detti questa direttiva senza apparente motivo. Si lavorava sodo ma per fortuna c’era l’inglese, grande “fai da te”. Mi raccontò la sua vita, terremotata come la terra ospite. Un tempo era felice nella sua nazione. Sposato con due figli, da vero inglese, gli piaceva bere. Così una sera esagerò e guidando andò a sbattere  contro un muro. Morirono la moglie ed i suoi bambini, di lui solo l’anima. Da allora girava il mondo prestando aiuto ai diseredati. Certo ora non lo fa più. L’aids se l’è mangiato amando la donna africana che l’ha contagiato.

Io sola sono rimasta qui. Eroi e peccatori non passano più di qua.

 
Progetto e direzione artistica
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