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Note ignote

di Giuliana Arpini _ prima classificata 2007

L’acqua mi coccola come madre buona. Immerso nelle bolle, guardo i pesci che si inseguono frettolosi.

Dalla roccia bianca, a picco, luce accecante centra i miei occhi. La barca è distante e assaporo la solitudine dell’avventura che mi porta nella pancia del mare: a tu per tu con l’Egeo. Fluttuo, medusa trasparente, piena di acqua salatissima. Le correnti portano caldo e fresco. Nuoto, minuscolo ma potente. Argonauta corraggioso, palpito tra le onde e vibro. Ecco un gabbiano che chiama mentre plana. Scivolo come fossi lui e lo saluto. Scendo in apnea con movimenti decisi. Per scoprire il mondo sommerso ho affrontato paure profonde che, da bambino, mi immobilizzavano; ombre inquietanti di mostri marini popolavano gli incubi dell’infanzia. Ora godo e bevo, a più non posso, i colori ovattati che attraggono come canto di sirene. Mi allontano, inabissandomi, dalle sicurezze della terra. L’intimità che creo con l’acqua mi fa sognare un abbraccio infinito. Paurosi, curiosi giungono pesci minuscoli che quasi mi sfiorano. Indaffarati, perseguono mete precise che a me, sopeso nella beata sensazione di pace, sfuggono. Compare, tra le rocce, lo sguardo struggente di una cerniotta curiosa. Il palpito del cuore accelera e vibra di eccitata tenerezza. La natura gioca e mi cattura mentre seguo le timide esplorazioni del pesce intrepido. Sorrido appagato. Torno, velocemente, in superficie: mi ero dimenticato che i polmoni hanno un limite. Scorgo, a mezzacosta, palme che ondeggiano ventose e vive. L'isola è brulla ma regala scorci inaspettati di verde: oleandri si intrecciano a fichi d'india carichi di grappoli sugosi. Qualcosa saltella sulla riva frastagliata e lucente. Un canguro danza sui picchi di Anàfi, all'estremo sud delle Cicladi? Sorprende per grazia e simpatia; incalza ed è come se si stesse preparando al tuffo. Zompa impetuso e, di colpo, rimane sospeso. La sorpresa mi fa sentire piccolo in un universo di meraviglie da cui mi lascio illudere senza fare altre domande. Il gabbiano torna. Si accompagna al martin pescatore e duettano, giocando a pelo dell’acqua. Traiettorie di stelle cadenti passano dal cielo, al mare, a me: miscela di suggestioni che incantano come fuochi d’artificio. Di questo scorcio di Grecia sono re e suddito devoto. La musica cessa. Stupore. Scrosciano applausi fragorosi nella sala. Torno connesso a questa realtà. La melodia mi aveva rapito. Sento gratitudine per i musicisti che, improvvisando note ignote, hanno catturato l’anima e i sensi. Gli strumenti riposano dopo il gioco mentre i jazzisti si inchinano, avvolti dal clamore. Abbiamo viaggiato, appassionati ed è giunto il momento dei saluti. Il flash di un’ultima fotografia abbaglia il canguro danzatore che, dal palco, ammicca guardando proprio me.

 
Progetto e direzione artistica
Luciana Damiano

 

Consulente
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Ufficio stampa e Comunicazione

Luciana Damiano

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